Autobiografia Silvestro Lega

*Lunedì 2 [maggio] 70

Caro Diego,
eccoti la tiritera del mio passato in arte. Tu prenderai quello che ti fa comodo e piacere. Mi sono limitato a parlarti dei miei studi. Son quello che cercavi – credo certo. – Manca la data della Nascita. Scriverò a mia sorella, e ti dirò il giorno.
Se vuoi schiarimenti che ti faccino commodo me lo dirai.

dal tuo aff. Lega

Antonio Lega nato a Bagnara (Villaggio vicino a Bagnocavallo Stato Pontificio) da Nobile e Ricchissima Famiglia; espatriato dalla Casa Paterna di comune accordo coi genitori, p. sottrarsi alla leva; si portò a Modigliana (Città della Romagna Toscana) ed ivi si domiciliò; sposando una giovine Nobile e ricca (di casato Nediani) dalla quale ebbe cinque Figli. Mio Padre era un Uomo d’un cuore così generoso, che non pochi ne approfittarono, al segno che Egli si trovò senza accorgersene dissestato nelle vicende di Famiglia – Morta la prima Moglie, dopo otto anni di vedovanza passò in seconde nozze con una donna del Popolo. Ebbe dalla medesima 18 Figli. Dei tanti sette soli ne rimasero vivi. Io era il terzo. Mia madre era amantissima dell’istruzione, e della buona educazione della propria Famiglia. Fino dai primi anni fummo collocati sotto la tutela degli Scolopi. Per quanta fosse poca la volontà mia nell’essere a codeste Scuole, pure sempre istigato dai Genitori feci il corso fino a Filosofia. Scarabocchiando sempre nei muri, o scartafacci, mi si dava a credere che io avessi genio p. la Pittura. Arrivai a un punto che ci credetti sul serio e costrinsi mio Padre a strascinarmi a Firenze. Ottenni questo bel beneficio. Nell’anno 1844 lasciai in tronco il d° anno di Filosofia, e me ne venni diretto ad un mio Fratello della prima moglie che si arrabattava allora a sporcar tele, il quale mi ficcò all’Accademia di Belle Arti a studiare il disegno.

Sebbene Ragazzo capii subito, che dallo scarabocchiare sui muri a disegnare un profilo era molto differente. Pure stetti lì a lavorare materialmente tre anni circa, ed ebbi a Maestri il Prof. Servolini, ed il Prof. Garzonini, quindi per poco ma pure anche delle lezioni del Prof.e Bezzoli. Arrivai non senza lode alle statue e ne disegnai diverse. In questo periodo d’anni me ne stava sempre raccomandato a questo Fratello per nome Giovanni il quale aveva p. Moglie una domma così volgare, che dominando lui, pretendeva dominare anche me non solo nelle cose di Famiglia ma nell’Arte al punto che rideva, perché io non voleva di già fare quello che faceva suo Marito, cioè sporcare Tele; anzi, sebbene a malincuore, fui costretto un giorno ad abbozzare una Flora (Originale di Tiziano) e per illudermi mi si dette in regalo Cinque paoli. Fu p. me un disinganno che mi fece andare sulle furie, che ne scrissi al Padre, il quale acconsentì me ne andassi da me solo.

Presi allora un altro andamento. Lasciai l’Accademia (riserbandomi la Scuola del Nudo; alla quale continuai andarvi p. moltissimi anni) ed entrai ben accetto nello studio del Prof. Luigi Mussini. Questo distinto Artista, di punto in bianco mi svegliò la vera passione all’arte. Disegnavo, disegnavo sempre. Ne era contento. Il Prof.e Mussini un giorno mi comunicò che voleva mettere su una Scuola. In poco tempo arrivò al suo intento, coadiuvato dal Prof.e Sturler. Io, Norfini, Randi, Lapi, Gordigiani, ed un Russo, eramo gli Scolari. Si lavorava insieme con un amore indicibile. Facevamo dei progressi (ma tutti nella parte disegnativa, perché ora caspisco che di colore ne sapevamo poco tutti due). Venne il 48.

Cominciando da me si corse tutti al Campo. Terminata la Campagna Mussini poco dopo andò a Parigi. Io passai sotto il Prof.e Ciseri. Questo nuovo Maestro m’inebriò talmente che volle per forza cominciassi un Quadro. Lo feci. Il soggetto era l’incredulità di S. Tommaso. Due mezze figure metà al vero, e forse più. Leggendo i Martiri di Chatubriand Velleda mi colpì, e fu il secondo Quadro. Figura intera quasi al vero. Dagli studi fatti sotto Mussini, e Sturler, che erano fanatici d’Alberto Durero, lascio pensare in che labeirinto mi trovassi con Ciseri, che era fanatico di Bezzoli. Imbrogliatissimo pure concorsi al Triennale. Era l’anno 1852. - Sudai, affaticai, e riuscii ad ottenere il premio con medaglia d’oro. David che placa le furie di Saul ne era il soggetto.

Questo trionfo a 22 anni mi scaldò talmente la testa, che mi pareva di dover diventare su quella via un artista Colossale. Cominciai un Quadro grande. Avevo tolto il soggetto dal sonetto di Dante Tanto gentile, e tanto onesta pare. Questo quadro di circa due metri lo cominciai con molta enfasi. Ci lavorai due anni. Allora praticava artisti che viaggiavano; vedevo in Loro più idee nuove, di quelle che non avevo io. Mi pareva d’essere vecchio senza anni. Il mio Quadro rimase lì; lo presi a noia, e lo feci a pezzi. Al Prof.e Ciseri non piacque questa mia risoluzione. Questi pezzi di tela mi servirono dopo degl’anni per fare il Quadro della Nonna, e dell’Elemosina. – Lasciato questo Quadro me ne andai a Modigliana. Ebbi costì una misera commissione di fare quattro lunette per la Chiesa del Cantone. Erano tele di due metri l’una, alte un metro all’incirca. Fu in queste tele che cominciai a scordarmi di Ciseri e a fare da me. Abituato alla direzione del Maestro, era una grande fatica anche alla meglio trovare da solo un Quadro.

Mi sforzai, e volli riuscire, e dopo questi lavori seguitai a fare come l’animo mio sentiva – Nel periodo che stetti a Modigliana, feci molti ritratti, fra i quali tre grandi al vero (Mezza figura di Donna) ai Nobili tre Fratelli Fabbroni. – Un altro grande al vero Vescovo Melini di Modigliana. Questi Ritratti, sebbene non primi mi aprirono la mente, mi fecero più sicuro nelle mie idee nuove. Terminate le Lunette e non avendo mai dipinto il Paese, andai con degl’Amici in Campagna per fare studi. Sentii dentro di me un’ impressione, come trasportato ad una nuova vita nell’Arte. Eramo nel 1859. Scoppiata la Guerra mi occupai a fare qualche Quadro di Circostanza – La Battaglia di Varese. – Con questo Quadretto concorsi e ne ebbi il premio. Feci dopo i Bersaglieri che conducono dei Prigionieri. – Una ricognizione di Cacciatori delle Alpi – Un’Imboscata di Bersaglieri. In questo Quadri io credo accennassi al distacco assoluto dalle diverse scuole avute. Lì ero io, che cominciava a fare come sentiva, come voleva e come sapeva. D’allora a oggi tutti conoscono i miei lavori.

* Firenze, Biblioteca Marucelliana, Carte Martelli.
Il documento è stato pubblicato da Lamberto Vitali nelle "Lettere dei Macchiaioli" (Giulio Einaudi Editore, Torino, 1953, pp. 125-128).
Lega scrisse queste note personali su richiesta dell’amico scrittore Diego Martelli, incaricato dall’editore tedesco Julius Meyer di redigere i profili biografici di alcuni artisti italiani per l’Allgemeines Künstler-Lexicon. La biografia del pittore di Modigliana, così come quelle degli altri Macchiaioli, non avrebbe, però, visto la luce in quanto, dopo i primi due volumi usciti nel 1872, la pubblicazione sarebbe stata interrotta.